GLI AMERICANI SCOPRONO L’INTELLIGENZA "ALTERNATIVA"
Mentre prima aveva il sopravvento il ragionamento logico, adesso gli
psicologi riconoscono fino a sette manifestazioni diverse della mente umana. È più stimolante vivere in comunità dove ci sono individui con differenti livelli di capacità.
di Gianni Riotta
New York – Ricordate quella coppia di compagni di scuola che ogni aula scolastica sembra ospitare? Il primo della classe brillantissimo, sempre pronto ad alzare la mano alle domande del professore e il suo vicino, eterno rimandato, irrimediabilmente respinto al di qua della barriera del "sei" da forze misteriose? E ricordate le loro sorti fuori della scuola, il bravissimo a languire in un impiego da travet e il somaro che, di botto, dispiega le ali verso un successo che nessuno poteva prevedere?
La spiegazione di un percorso di vita a tutti familiare sta probabilmente nelle nuove teorie sulla valutazione dell’intelligenza umana che si vanno affermando negli Stati Uniti. Finora il metodo classico in uso in ogni esame, dalla patente alla maturità, all’ammissione ai collages più ambiti è abbastanza legato ai metodi tradizionali di misura del quoziente intelligenza. Domande che stimolano la capacità di un individuo di ragionare logicamente e la sua abilità verbale.
Ma tanti studenti che su questi test d’intelligenza hanno fondato formidabili carriere scolastiche sono poi andati incontro a tonfi clamorosi nella vita, mentre i loro compagni di banco, umiliati dalle secche domande e risposte dei quiz, hanno dominato nella società. "Il quoziente d’intelligenza e il successo hanno pochissimo a che fare tra loro – spiega il professor Seymour Epstein, uno dei pionieri della rivoluzione in corso -: il fatto di essere più dotati non vi rende automaticamente più abili degli altri sul mercato del lavoro o persino all’università". Il professor Epstein ha notato nei suoi studi che il test per il quoziente d’intelligenza viene di solito svolto in condizioni del tutto artificiali, da soli, con la possibilità di prepararsi, di fronte a domande prevedibili.
Nella vita occorre invece dare risposte di intelligenza a situazioni inaspettate, sotto pressione fisica o psicologica e soprattutto "azzardare", vale a dire fornire risposte il cui esito non è automaticamente "giusto" o "sbagliato", ma dipende in gran parte anche dalla capacità di manipolare chi dovrà fornire il giudizio, sia capoufficio, manager, padrone di casa o marito.
Tanti studenti che in classe – giocando in casa – erano splendidi, mancano poi di questa diversa struttura di intelligenza, che la scuola di Epstein ha definito "Costruttiva". "Chi gode di intelligenza costruttiva – spiega Epstein – tende ad analizzare più le soluzioni possibili che non i limiti di una situazione, ed è capace di convertire strumenti adatti per un determinato scopo anche ad un obiettivo differente". Esistono in realtà due "cervelli", che funzionano come due computer in parallelo: il primo, quello che fa superare i test di intelligenza, è la sede dell’"Intelligenza razionale", il secondo, che ci permette di reagire alla pressioni del mondo e decidere d’istinto davanti a situazioni inedite, è la sede dell’"Intelligenza emozionale". Lo studente bravo a scuola e fallito nella vita è di solito eccellente in "intelligenza razionale" e povero di "intelligenza emozionale". Il suo compagno, bocciato e poi baciato dal successo, funziona a rovescio.
Chi riesce a far interagire al meglio i "due cervelli" gode di un enorme vantaggio nella vita privata degli affetti e nella società.
"Uno studente che fa bene nei test tradizionali – osserva il professor Robert Sternberg, docente a Yale – può non essere capace di "vendere" la propria risposta esatta, da farla cioè accettare dagli altri. In classe questo non ha importanza, nella vita è un gravissimo handicap".
Nel loro studio "Pratical intelligence" Sternberg e il suo collega Richard Wagner, danno dimensione scientifica a quella dote di intelligenza pratica che ognuno di noi ha visto nella vita quotidiana: la capacità di non essere depistati dalla ambiguità, la dote opposta, usare l’ambiguità per prendere tempo quando si è in crisi, l’intelligenza necessaria a comportarsi efficacemente con i propri superiori e con le persone il cui lavoro si è chiamati a dirigere.
Fin qui la nozione comune tra gli psicologi era che si trattasse di doti non innate ma culturali, che ognuno potesse apprendere con la pratica. Oggi si preferisce classificare anche questo tipo di talenti alla pari con la tradizionale intelligenza cognitiva. In una sua interessante valutazione il professor Howard Gardner, dell’università di Harvard, ha classificato sette differenti tipi di intelligenza, tutti di uguale dignità: la capacità di analisi logica e matematica, il dominio dei rapporti tra le persone, con doti come l’abilità di intuire i sentimenti e le reazioni di chi ci ascolta, il senso musicale e artistico, l’intelligenza nervosa che permette ad atleti e ballerini di dominare il proprio corpo sotto estreme sollecitazioni, infine la possibilità di integrare due o più di queste intelligenze, tipica dei grandissimi campioni nello sport, nella cultura, negli affari come in politica.
Qualcuno ha parlato di "Effetto Ben Gunn", il pirata sciocco che ne "L’isola del tesoro" di Stevenson riesce a mettere nel sacco tutti quanti e trova per primo la cassa con i dobloni: non conta soltanto quanto si è acuti, importa tantissimo quanto si ha fiducia in se stessi, quanto si è abituati a non darsi per vinti e a cavare il meglio da ogni situazione.
Fattori come la diversa educazione impartita a bambini o alle bambine, la tradizione culturale di un Paese, la razze negli Stati Uniti, influenzano molto "l’intelligenza". Il successo in America di minoranze come gli ebrei, gli italiani e oggi gli emigrati dall’Asia, di fronte alle difficoltà che devono affrontare i neri nelle scuole e negli uffici americani si spiega anche con questa diversa fiducia nell’intrecciare i propri "cervelli".
Accertata l’esistenza delle "intelligenze alternative" gli scienziati devono imparare ora a misurarle. Il vecchio test del Quoziente è arrugginito e non serve più: siamo troppo "intelligenti" per quel rigido quiz.