Le associazioni cromatiche di Listz, Schoenberg e Gershwin
di Alberto Oliverio
Le ricerche di questi anni dimostrano che il “cervello musicale” è estremamente complesso e che è in grado di decifrare la musica nelle sue diverse componenti armoniche (la logica), melodiche (la musicalità), emozionali, eccetera.
Ascoltare o meglio ”sentire” la musica implica quindi che l’esperienza musicale venga decodificata in modo molto specifico da strutture specializzate dell’emisfero destro, in altre parole che le sensazioni uditive (musicali) attivino specifici meccanismi di decodificazione: ma così non è in quelle persone che presentano le cosiddette sinestesie o sensazioni secondarie, un eccesso di sensazioni che fanno sì che la musica non si traduca soltanto un un’esperienza uditiva, ma anche in una visiva, in un mondo di colori associati alle note musicali.
Le sinestesie non sono poi così rare, visto che in maggiore o minore misura riguardano circa il 10% delle persone: esse sono state descritte molto chiaramente da musicisti sinestesici che hanno indicato come alcuni brani o addirittura alcune note suscitino vive sensazioni colorate, sprazzi di luce rossa, azzurra, marrone, verde...
Alcuni musicisti sinestesici, come Alexander Skriabin, Nikolaj Rimskij-Korsakov, Arnold Schoenberg o George Gershwin hanno anche composto “musiche sinestesiche”, brani accompagnati da luci colorate come il Prometeo o il Poema di fuoco di Skriabin e Die glückliche Hand di Schoenberg.
In queste composizioni i colori – proiettati su uno schermo – corrispondono alle sensazioni musicali, ma questa esperienza di suoni e luci può lasciare indifferenti gli ascoltatori non sinestesici che non provano le stesse forti impressioni di quei musicisti come Franz Liszt che incitava i suoi orchestrali con frasi del tipo “Più rosa qui, per favore” o con affermazioni del tipo “Questo è troppo nero” o “Adesso voglio tutto azzurro”.
La frequenza o la sequenza delle onde sonore sono un fattore determinante nelle associazioni di colori. Ad esempio, un Do centrale provoca, da solo, una certa associazione mentre la stessa nota, suonata subito dopo un’altra nota, ad esempio un Fa acuto, ne provoca una differente: una nota da 100 Hz dopo una di 1200 può evocare un marrone rosato mentre al di sopra di 600 Hz il marrone è molto più tenue, una nota di 500 Hz corrisponde al blu, una nota in Re maggiore provoca generalmente un’esperienza di giallo. Queste sensazioni non dipendono da semplici associazioni, dal fatto che la nostra mente colleghi tra di loro esperienze e memorie significative.
Gli studiosi non hanno ancora una spiegazione definitiva della natura dei fenomeni sinestesici ma essi, probabilmente, dipendono dal fatto che i sensi sono inizialmente indifferenziati.
Questa teoria rimanda all’esistenza di una esperienza “globale”, tipica dei neonati che ancora non hanno imparato a discriminare tra diverse sensazioni e che hanno un’immagine del mondo “supersensoriale”, legata a un coinvolgimento unitario e indifferenziato dei vari sensi.
Ma in alcune situazioni, o negli individui sinestesici, i sensi possono fondersi tra di loro e parlare ancora un linguaggio globale.